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Memoria e Antifascismo

Abbiamo deciso di dedicare il primo dei punti del nostro lavoro alla memoria. 
Viviamo un tempo in cui si fa largo l’illusione per cui serva dimenticare per essere moderni e per procedere più spediti verso il futuro. Siamo convinti, invece, che occorra l’esatto contrario. Che serva conoscere e ricordare per non perdere la consapevolezza critica su quello che accade nel presente. 

La destra, nel mondo, torna ad alzare le bandiere del nazionalismo. Anche nel nostro Paese c’è una politica che punta costruire un nuovo “senso comune” fondato sulla cancellazione della memoria critica del passato e sull’azzeramento nella coscienza collettiva dell’eredità dell’antifascismo e della Resistenza. Una sorta di “riabilitazione” non solo metaforica, che parla alla pancia di quella parte non piccola della società italiana che si è sempre rifiutata di affrontare un esame critico – e autocritico – sul fascismo, come è avvenuto invece con il nazismo nella Germania federale.

Ciò che oggi viene messo in discussione non è solo il ruolo svolto nel passato dall’antifascismo e dalla Resistenza, ma anche e soprattutto il progetto per la costruzione di una nuova Italia e di una nuova Europa che questi movimenti hanno rappresentato. Un progetto che oggi sembra quanto mai attuale e vitale in termini di visione, di valori e ideali. 

Un’eredità custodita nella Costituzione, che rappresenta la nostra più forte ancora al passato e il nostro più luminoso faro verso il futuro, come disse uno dei padri della Costituzione, Piero Calamandrei, nel discorso agli studenti di Milano del 26 gennaio 1955:

“In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Ci sono gli echi del risorgimento, dei valori della Costituzione della Repubblica romana del 1849, gli echi delle voci di Mazzini, di Cavour, di Cattaneo, di Garibaldi, di Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione. Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte in questa Carta.”

La nostra è una Costituzione è antifascista. Non perché sia stata scritta da antifascisti. Non perché nella XII disposizione transitoria e finale vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista, ma perché rovescia le categorie fondamentali del fascismo e fonda il nostro vivere democratico su valori diametralmente opposti.

Come il fascismo era alimentato da spirito di fazione ed assumeva la discriminazione come propria categoria fondante così i costituenti hanno assunto l’eguaglianza e l’universalità dei diritti dell’uomo come fondamento dell’Ordinamento. Come il fascismo aveva soppresso il pluralismo, perseguendo una concezione totalitaria del potere, così i costituenti hanno concepito una struttura istituzionale fondata sulla divisione, distribuzione, articolazione e diffusione dei poteri. Come il fascismo aveva aggredito le autonomie e i diritti, individuali e sociali, così i Costituenti, li hanno ripristinati, stabilendo un perimetro invalicabile di libertà e diritti individuali e di organizzazione sociale. Come il fascismo aveva celebrato la politica di potenza, abbinata al disprezzo del diritto internazionale ed alla convivenza con la guerra, così i Costituenti hanno negato in radice la politica di potenza, riconoscendo la supremazia del diritto internazionale e ripudiando la guerra come mezzo per risolvere i conflitti. 

Questi valori non resisteranno in quanto tali se non tutelati. Necessitano consapevolezza, e rappresentano una sfida quotidiana, sempre attuale e mai scontata. Perché perderli è possibile, perché il fascismo è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani può ripresentarsi. 

Siamo consapevoli che spesso si tende a bollare questa affermazione come il tentativo maldestro di una certa sinistra di speculare su fatti ormai appartenenti ad un lontano passato. Siamo fermamente convinti che non sia così.

Il punto non è affermare l’incombenza di un pericolo imminente, ma non può essere nemmeno derubricare la questione alla nostalgia di categorie novecentesche. Il punto è la progressiva perdita di una tensione culturale prima ancora che politica, il progressivo indebolimento di riferimenti ideali e culturali da cui nacque la nostra Costituzione. Sintomi da non sottovalutare soprattutto in periodi di tensioni sanitarie, economiche e sociali come quelli che attraversiamo. 

Il passato ci insegna come i fascismi nacquero e vinsero proprio nel corso di gravi crisi sociali e politiche.

Abbiamo il dovere di rispondere, quotidianamente, ad ogni segnale di recrudescenza di quella cultura.
Segnali che oggi sono lo sdoganarsi del razzismo, il dilagare dell’egoismo individualista, il mito del superuomo e l’aumento della violenza verbale prima ancora che fisica. Una battaglia che abbiamo la responsabilità di combattere non con le armi della repressione, ma con la conoscenza. Conservando e trasmettendo la memoria del nostro passato. 

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