Connect with us

Istruzione

Per un Paese le politiche per l’istruzione e la ricerca rappresentano nel lungo periodo, senza ombra di dubbio, il più importante strumento di lotta alle diseguaglianze. L’Italia nel programmare il suo futuro non può prescindere dal dare una risposta netta e decisa alla drammatica caduta della domanda d’istruzione registrata negli ultimi anni. Crisi che rischia di vedersi ulteriormente aggravata a causa dell’emergenza sanitaria. 

Siamo fanalino di coda dell’Unione Europea per capacità di combattere l’abbandono scolastico, con un relativo tasso di quasi il 15%, ben lontana dall’obiettivo del 10% da raggiungere entro il 2020. L’immagine di un Paese che rischia il blocco totale dell’ascensore sociale e che fa fatica ad occuparsi delle nuove generazioni. Stesso discorso per quanto riguarda la flessione delle immatricolazioni nelle nostre università. La crisi del 2008 ne ha provocato una riduzione di oltre il 20% e solo quest’anno il Paese era riuscito a tornare a livelli pre-crisi.

Occorre, prima di ogni altra cosa, quindi, sancire un principio: assieme alla tutela della salute e dell’ambiente, l’istruzione rappresenta il bene più prezioso per la nostra società. Dalla scuola dell’infanzia e dell’obbligo, alla secondaria e all’università, abbiamo il dovere di rovesciare la crisi nell’occasione di migliorare un settore per troppi anni fiaccato da tagli e riforme inconcludenti.

Nel 2017, l’Italia ha investito nell’istruzione pubblica il 7,9 per cento della sua spesa pubblica totale: Stato membro Ue ultimo in graduatoria. Le percentuali di Germania, Regno Unito e Francia erano state rispettivamente del 9,3 per cento, 11,3 per cento e 9,6 per cento. Prima della crisi, nel 2009, il 9 per cento della spesa pubblica italiana era andato in istruzione: l’1,1 per cento in più rispetto al 2017.

In confronto al Pil, invece, ci sono solo quattro Paesi che fanno peggio del nostro (Romania, Irlanda, Bulgaria e Slovacchia): nel 2017 l’Italia ha speso in istruzione pubblica una cifra equivalente al 3,8 per cento della ricchezza nazionale, appunto la quintultima percentuale in graduatoria. Anche in questo caso si è assistito a una riduzione rispetto ai livelli pre-crisi: nel 2009 questa statistica era stata del 4,6 per cento.

Oggi l’unica strada possibile da percorrere è quella di una vera e propria opera di ricostruzione, consapevoli che le sfide sono quelle della formazione lunga e permanente, dell’aggiornamento costante, della capacità di seguire e sostenere l’individuo anche durante il percorso lavorativo. Dobbiamo costruire un sistema d’istruzione saldamente ancorato ai principi costituzionali, che sia realmente gratuito, che non abbandoni nessuno lungo la strada, accessibile a tutti per davvero, senza distinzione alcuna.

Siamo pienamente consapevoli, poi, di come a questi obiettivi ormai dichiarati, si aggiunga la necessità di accelerare il percorso di adeguamento del nostro sistema di istruzione alle nuove tecnologie.

Il COVID ha evidenziato come ad oggi larghe fasce del Paese siano sostanzialmente prive di strumenti, tecnologici e metodologici, per affrontare adeguatamente questa importante transizione.

Alla mancanza di piattaforme istituzionali pensate per i vari segmenti del cammino formativo si è in qualche modo ovviato ricorrendo ai servizi dei big player globali. Risposta che per quanto sia lontana da una soluzione ideale, sia sul piano dell’efficienza che su quello della fruibilità, ha consentito una operatività in tempi rapidi.

Si è rischiato e si rischia – d’altra parte – di lasciare indietro le persone più deboli, quelle che soffrono di un digital divide più marcato: chi non ha una connessione adeguata, o un dispositivo digitale adeguato allo scopo (secondo Istat il 41% delle famiglie non ha un pc in casa), o manca delle competenze digitali per dare adeguato supporto agli alunni (come i bambini della scuola primaria).

L’introduzione repentina ed inaspettata della DDI non ha avuto un impatto fortissimo solo sulle istituzioni, ma anche, anzi, soprattutto sulla comunità. Studenti e docenti.   

La riduzione dell’orario settimanale ha reso più complesso apprendere, insegnare e valutare.

Ha aumentato il carico di materiale didattico da gestire in autonomia con un conseguente aumento della disparità di apprendimento e delle ore di lavoro individuali. Ha ridotto il numero e l’attendibilità delle prove di verifica e degli esami di profitto (ad oggi se ne sono svolti 400.000) con un aumento inversamente proporzionale del carico di lavoro dei docenti.

Siamo consapevoli che sarebbe un grave errore pensare di poter sostituire la didattica in presenza con quella a distanza. Non possiamo trasformare una modalità di gestione straordinaria in una strategia operativa ordinaria. Nessuna video-lezione potrà mai avere il potenziale educativo e di crescita personale e sociale – prima ancora che nozionistica – che Scuola e Università rappresentano.

Dobbiamo fuggire il rischio che – da una parte – si scivoli verso un modello di organizzazione del quale professori, docenti e lezioni possano diventare file .mp4 riproducibili all’infinito su piattaforme private, in nome di una riduzione dei costi o della necessità di flessibilità – dall’altra – che si crei una divisione tra lezioni in presenza riservate a studenti privilegiati, e corsi online destinati a studenti meno fortunati. La tecnologia deve avere l’unico scopo di ridurre le ineguaglianze, non di aumentarle.

Nonostante criticità e pericoli però, siamo convinti che questo processo di “innovazione forzata” non vada sprecato e sentiamo la responsabilità di portare il nostro sistema formativo nel mondo del digitale, strutturando e affinando le modalità di didattica a distanza, dotandolo di infrastrutture, dispositivi e competenze in grado di sostenere questa svolta.

Di fronte a queste sfide risulta urgente e indispensabile invertire, una volta per sempre, la tendenza nella spesa. Bisogna chiudere definitivamente la stagione dei tagli, mandare in soffitta la logica dell’istituzione-azienda, tornare ad investire risorse avendo come unico riferimento il grado di preparazione degli studenti e il raggiungimento degli obiettivi formativi. 

Serve un piano per l’edilizia scolastica in linea con il progetto di conversione ecologica del paese, un piano straordinario contro la dispersione scolastica, soprattutto nelle zone a più forte infiltrazione criminale. È irrinunciabile un investimento sul diritto allo studio e sulla progressiva gratuità dell’accesso a partire dall’abolizione delle tasse universitarie, sull’effettivo sostegno con borse di studio e residenze per gli aventi diritto, sulla qualità dell’insegnamento, sulla valorizzazione di professori e ricercatori, sulla stabilizzazione dei precari dell’Università e del sistema pubblico di ricerca, sulla valutazione seria della ricerca definendo nuovi criteri e finalità della valutazione dei singoli e delle istituzioni. Strumenti strutturali per la ricostruzione di un sistema universitario e della ricerca pubblica all’avanguardia e diffuso lungo tutta la penisola.

Nel mezzogiorno, poi, la sfida degli Atenei può essere ancora più ambiziosa. Favorire l’interazione tra grandi e piccole università del Sud e media e grande industria può significare attrarre gli investimenti di chi opera su mercati internazionali, trasferire opportunità ai giovani studenti e a quelle PMI che ambiscono ad allargare i propri orizzonti di mercato. 

L’obiettivo deve essere quello di sperimentare nuovi modelli di partenariato tra le università e rendere attrattivi luoghi e regioni che non possono più pagare una quota tanto elevata in termini di emigrazione intellettuale. 

È questa una via con cui, oggi, molte università del Sud possono rilegittimare la propria funzione nei territori e infondere, ai giovani che li abitano, quella speranza di futuro e di orgoglio di appartenenza alla loro comunità. E di questo capitale sociale il Sud, oggi più che mai, ne ha un bisogno vitale.

Facebook

Leggi

Blog7 mesi ago

Elezioni universitarie a Torino

Come succede ogni due anni anche in questo particolare anno accademico si sono svolte le elezioni studentesche all’Università di Torino....

Blog7 mesi ago

Mai più avrai sedici anni

Questo titolo era una frase inserita in un ritornello di una canzone un po’ datata di due grandi artisti Claudio...

Blog7 mesi ago

Se Zingaretti si vergogna del Pd

La notizia delle dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario del PD non è arrivata come un fulmine in una giornata...

Blog8 mesi ago

Riders, ennesima sconfitta della politica

Il tema di quei tanti ragazzi e non soltanto che girano le nostre città con tutti le situazioni meteorologiche possibili é caldo...

Blog8 mesi ago

Siamo solo al primo tempo

Ieri è avvenuto l’avvicendamento. Forse non si era ancora pronti o fino alla fine non ci si voleva credere, ma...

Blog9 mesi ago

Sinistra, quattro risposte per Concita De Gregorio dal segretario di MGS

Sono il segretario di una organizzazione giovanile che ha nel nome la parola sinistra. Ne vado orgoglioso. Per cui il...

Blog9 mesi ago

Perché il PCI parla ai giovani

21 gennaio 1921-21 gennaio 2021. Sono passati 100 anni da quel giorno in cui l’ala sinistra e massimalista del Partito...

Blog9 mesi ago

Oggi, cento anni del P.C.I

“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo...

Blog10 mesi ago

MANIFESTO 2020 – Il tempo di una nuova identità

L’anno della lotta alla pandemia sarà inevitabilmente uno spartiacque della storia. Ci sarà un mondo prima e un mondo dopo...

Blog1 anno ago

Riders, non è più tempo di scherzare

Viviamo gli anni 20 del 2000. Siamo completamente inzuppati all’interno della modernità, all’interno di un mondo molto diverso e forse...