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Elezioni universitarie a Torino

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Come succede ogni due anni anche in questo particolare anno accademico si sono svolte le elezioni studentesche all’Università di Torino. È un appuntamento che cade in un momento molto particolare e delicato. Da una parte c’è il COVID, che si è rivelata una esperienza inedita e per diversi aspetti molto impegnativa. Dall’altra c’è il tema caldo da molto tempo riguardo al diritto allo studio, che va inteso sotto una molteplicità di fattori. Sono le prime elezioni dopo la fine del mandato del Rettore Gianmaria Ajani, noto per avere nell’ultimo anno accordato un patto con i privati per la svendita di vari ambienti di UniTo. Sono le prime elezioni in cui il rettore Stefano Geuna si è dimostrato più aperto ad argomenti molto sensibili.

In questo contesto si colloca il voto di martedì 30, mercoledì 31 marzo e giovedì 1 aprile. Le elezioni per la prima volta nella storia dell’ateneo si sono celebrate in maniera completamente telematica. Questa modalità ha presentato sin dall’inizio la forte mancanza di innovazione negli strumenti di cui dispone l’università. Basti pensare che le date fissate erano il 23, il 24 e il 25 marzo.

Globalmente il voto studentesco presenta caratteristiche decisamente interessanti. Rispetto al 2019 é aumentata l’affluenza. E questo dato ha fatto un balzo avanti notevole. Rispetto a due anni fa i tre collegi del Senato Accademico vedono un aumento di elettori circa tra i 10 e i 15 punti percentuali. Gli altri organi maggiori, il Consiglio di Amministrazione, il Comitato Unico di Garanzia, l’assemblea regionale per il diritto allo studio universitario e il Comitato Universitario per lo Sport, registrano invece un aumento netto di 8-9 punti sugli elettori. Già questi dati descrivono un raddoppio se non addirittura un incremento di tre volte del numero di votanti. Probabilmente il fatto che le elezioni si siano svolte interamente ed esclusivamente in forma telematica ha aiutato la partecipazione di una base elettorale più larga.

Se si guardano gli organi maggiori singolarmente non si trovano grosse sorprese nei risultati. Studenti Indipendenti, storica organizzazione completamente indipendente da gruppi e movimenti esterni agli atenei e vicina ai principali centri sociali, padroneggia, seguita dal collettivo giovanile ciellino Obiettivo Studenti, dalla Rete Universitaria Nazionale (di area GD), da UDU Torino (che ho sostenuto fermamente), dai Giovani Comunisti e da altri collettivi più o meno conosciuti. Tendenzialmente questo è l’ordine, seppur in alcuni organi non tutte le liste si siano presentate.

Un aspetto particolarmente interessante che le elezioni universitarie al tempo del COVID regalano risiede nella presenza di nuovi gruppi che si sono presentati negli organi maggiori, nelle scuole, nei dipartimenti e nei consigli di corso di studio. Tre fra questi sono Universi.TO, RappresentaTO e Sìamo Futuro. Queste realtà hanno una particolarità che serve per introdurre al voto negli organi minori. Essendo anche nuove, non hanno ottenuto numeri di voti alti negli organi maggiori, ma hanno visto un’espressione di consenso più ampia negli organi minori. È emblematico vedere come nei dipartimenti e nei CCS i voti di preferenza abbiano, sommati, dato una quota molto vicina se non uguale al totale di lista. Questi sono i casi in cui i candidati utilizzano la loro figura per farsi portavoce della causa ed arricchire la partecipazione al proprio collettivo.

Sugli organi minori occorre spendere ancora qualche parola in merito ad alcuni dati sorprendenti. Il primo è la carenza di personale nelle candidature e la scarsa varietà di liste; questo riguarda sia i gruppi più impegnati politicamente sia quelli che hanno scelto di proporsi come apolitici. Il secondo è l’oggettiva supremazia di liste apertamente progressiste nei dipartimenti umanistici. A Torino questi sono quasi sempre stati un feudo abbastanza certo ciellino. Sin dai risultati provvisori quest’anno la tendenza si è invertita e l’ordine è diventato: Studenti Indipendenti, seguito da Obiettivo Studenti e dai Giovani Comunisti. A giudicare da questa prima occhiata si può evidenziare un aspetto rivoluzionario per Palazzo Nuovo, dovuto dall’impegno instancabile e dall’attività continua di chi è arrivato per primo anche durante l’emergenza.

I restanti dati dimostrano principalmente uno specchio sociale: le vecchie facoltà di economia, giurisprudenza e management si confermano sede indiscussa di un elettorato centrale. Infatti primeggiano i ciellini, la RUN e le sensibilità più civiche-centriste. Particolarmente toccante é il voto al FUAN, che, seppur limitatamente, aumenta soprattutto in quei corsi di cui la politica e il diritto sono materie caratterizzanti.

Si può evidenziare dalle urne digitali di UniTo che la componente studentesca aveva necessità di rispondere, ma soprattutto questo periodo delicato ha solleticato la coscienza di chi di solito si faceva spettatore. Globalmente le liste più rinomate hanno avuto il dovuto riconoscimento. Basti pensare a Studenti Indipendenti o all’UDU, che, in alcuni casi, è riuscita triplicando i voti a superare la RUN. Chi ha votato si è sentito domandare dal voto chi in questo biennio dominato dal coronavirus si è dimostrato attento alle esigenze in più occasioni come un megafono di fronte alle istituzioni.

La lotta che va portata avanti non si chiude, anzi. Alla luce di questo, però occorre coraggiosamente essere attenti al richiamo della storia. In molti luoghi si invoca l’unità con l’obiettivo di un Nuovo Umanesimo. Provochiamoci chiedendoci se non sia il caso anche a livello studentesco e giovanile di proporre una sfida innovativa, che aiuti l’università a divenire sempre più uno spazio di opportunità e di pensiero intellettuale al posto di uno studio fine a sé stesso.


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