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Mai più avrai sedici anni

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Questo titolo era una frase inserita in un ritornello di una canzone un po’ datata di due grandi artisti Claudio Villa e Renato Zero, che, anche se il contesto era un altro, mi pareva un buon titolo per questa riflessione.
Con l’elezione di Enrico Letta segretario del PD, si è riacceso un dibattito che pareva silenziato completamente dopo che per qualche anno qualcuno aveva provato a parlarne. Riguarda la questione un po’ spinosa dell’estensione della base elettorale a chi ha compiuto il sedicesimo anno di età, in parole più povere se i ragazzi che hanno compiuto 16 anni possono votare.

Diciamo che in questo ultimo periodo sarebbe uno di quei dibattiti di cui tutti farebbero volentieri a meno, ma negli ultimi 12 mesi si può dire che l’interno delle istituzioni ha ripreso a guardare di più a sé stesso. Letta solletica le corde di questo tema quando, oltre alle camere, anche le urne sono state chiamate al voto sul taglio dei parlamentari e soprattutto l’attenzione degli osservatori e degli addetti ai lavori si era concentrata su argomenti che qualche anno prima volevano essere pasticciati dalla politica dell’accentramento e del sindaco d’Italia.

Tornando alla questione del voto ai sedicenni, questa è soprattutto di tipo culturale. Qualche opinionista ed anche alcuni giornali online hanno riportato che l’estensione della base elettorale a chi ha meno di 18 anni non è da considerarsi un bene per una ragione di maturità psicologica e rispetto alla scena politica. Qualcun altro considera questa ulteriore estensione un errore perché potrebbe aumentare la tendenza dell’astensionismo, già molto attiva fra gli elettori tra i 18 e i 25 anni.

Sul secondo punto bisogna fare attenzione nell’utilizzo di una fin troppo facile giustificazione. Non è colpa della politica che non offre un coinvolgimento giovanile, ma piuttosto l’astensionismo si realizza in quelle fasce perché dal punto di vista giovanile nessuna forza politica offre risposte concrete. E questa è una ammenda che le forze politiche (ed io qui mi sento di parlare per la mia parte) non siano più capaci di esprimere parole importanti sulla questione giovanile. Sulla prima questione che gli opinionisti pongono in essere mi duole ammettere che non è infondata. Non è completamente vero che 9 giovani su 10 si tappino gli occhi e le loro discussioni riguardino solo di TV gossip e chiacchierucole ininfluenti. Magari sono 7. Per confermare quello che dico, basterebbe fare un giro in molte realtà trasversalmente fra organizzazioni politiche giovanili, associazioni di volontariato religiose e non o associazioni varie e si vedrebbe che, seppur di masse non pullulino, attività pensate organizzate da loro o per loro esistono. In particolar modo per la loro formazione. Esistono grossi movimenti giovanili. Uno su tutti è il FridaysForFuture e proprio perché è un grosso movimento ha un’assemblea, un coordinamento di soli giovani che lo conduce. Esistono le organizzazioni studentesche, che nei casi più eccellenti dall’attenzione ai problemi studenteschi al nobile ruolo della rappresentanza si pongono come una via di accesso alla Cosa di tutti o anche solo di molti. Di questi ed altri gruppi il punto è una proposta in discontinuità con una fase di Niente.
Personalmente la questione sull’estensione della base elettorale ai sedicenni deve far suonare un campanello d’allarme sul tema dell’accesso alla politica in questo caso nei riguardi dei giovani, capendo che non è dandogli il diritto di voto che li valorizzi, ma mettendoli dentro una proposta politica seria che tocca il loro pezzo o sul piano Scuola/Università o sul piano lavorativo per i più grandi o sulle sensibilità, come Diritti e Ambiente.

Lasciate che si dica con una battuta che è più demagogico proporre la patente a 16 anni piuttosto che il voto. Per chi si è preso la briga di rimettere questa questione si può ridiscutere su una revisione del limite dell’elettorato attivo per il voto al Senato. Forse è troppo alto rispetto agli elettori della Camera.

I tempi in cui nelle città si contavano le sedi delle organizzazioni giovanili sono passati, ma lo spirito attento ai problemi dell’oggi non manca e purtroppo non basta. Serve rimettere in moto quel circolo virtuoso e l’apertura del campo della sinistra è la soluzione per sconfiggere la passività e lasciare alla destra più becera, all’individualità carrieristica e all’indifferenza rispetto al Bene Comune la strada spianata.


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