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Riders, ennesima sconfitta della politica

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Il tema di quei tanti ragazzi e non soltanto che girano le nostre città con tutti le situazioni meteorologiche possibili é caldo da quando la società ha scoperto la comodità delle consegne a domicilio a poco prezzo.

L’inchiesta condotta dai pm di Milano sui riders è una sconfitta per la politica. Non è certo stata una giornata felice quella in cui la magistratura si è dimostrata protettrice dei lavoratori più sfruttati dalli schiavismo 4.0.

La responsabilità del sonno della politica del lavoro sulla categoria dei Riders é Uno degli argomenti di cui meno si parla. Da un lato c’è il solito tentativo di non affrontare le questioni che puzzano di più o quelle che riguardano gli aspetti più periferici. Dall’altro c’è l’impatto culturale innestato a quasi tutti i livelli sociali, ovvero il discredito di alcuni mestieri e la sottomissione non solo di alcune categorie sociali ma proprio delle persone. Inizialmente già il Jobs Act aveva aperto le porte al libero arbitrio delle imprese come legge naturale con una mancanza di governabilità sulle piattaforme digitali.

Il mercato del lavoro odierno è diventato, grazie alla decisione di discutere le politiche del lavoro con chi ci guadagna sopra e anche a causa del problema della mercificazione e diritto di utilizzo di alcuni uomini e donne, il supermercato di lavoretti saltuari, retribuiti male, senza reali diritti universali, senza tutele definite, senza una seria presa in carico sindacale.

La pandemia, come per moltissimi aspetti, ha dato modo alla emergente situazione di esplodere. Si pensi, oltre alle consegne a domicilio, all’e-commerce. È stato anche quello un settore che dall’emergenza sanitaria ed economica ha ricavato molti profitti e soprattutto ha continuato su una linea di sfruttamento dei dipendenti.

Il giudice che ha portato avanti l’indagine sui quattro colossi Glovo, Deliveroo, Just Eat, Uber Eats vuole che, oltre al pagamento di una multa milionaria, sia disposto l’obbligo di assunzione per 60000 addetti e di regolamento della situazione fiscale nel nostro paese. Si può evidenziare che questi in altri tempi sarebbero stati obiettivi che avrebbero colto nel segno una vera rivoluzione politica. Il vero grande tema è che questi sono provvedimenti disposti da un tribunale.

Nell’attualità ci si confronta nella realtà dei fattorini come lavoratori subordinati che hanno il diritto di godere pienamente delle tutele di un Contratto collettivo. Questo aspetto porta a un’ulteriore considerazione. Ci siamo messi alle spalle il cinquantesimo dallo statuto dei lavoratori. Nelle analisi non troppo rituali del periodo di lockdown più volte si è provato a raccontare di come la società dell’oggi abbia bisogno di un nuovo statuto dei lavori, in cui si riaggiorni il sistema di tutele di diritti e di doveri dei lavoratori, dei datori di lavoro e di tutte quelle categorie anomale rispetto al vecchio statuto dei lavoratori. Occorre farlo concretamente e alla luce delle innovazioni di una storia completamente stravolta.

Il lavoro, sancito dai migliori e più progressisti documenti costituzionali, deve ambire ad essere lo strumento di cittadinanza per eccellenza e di emancipazione, non una condanna allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il lavoro deve essere percepito realmente come la prospettiva migliore per esaltare le capacità e le talentuosità umane. Siamone coscienti. Soprattutto la politica non si rialzi da questo pugno piangendo, ma reinterpretando con saggezza il conflitto e provando a partire dalle frange più deboli, da quelle più delicate per dare delle risposte.


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