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Siamo solo al primo tempo

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Ieri è avvenuto l’avvicendamento. Forse non si era ancora pronti o fino alla fine non ci si voleva credere, ma da ieri l’Italia vive la sua fase di unità nazionale. La vivrà con il neo nominato salvatore della patria, che non è venuto proprio dal caso.

Ogni singola scena della giornata di sabato non è del tutto spontanea. Non si intende alludere al fatto che ci fosse un cerimoniale organizzato, ma piuttosto é proprio con ciò che ieri si è visto che non si deve smettere. Molti in queste ore – comprensibilmente – immaginano le conseguenze delle nomine in alcuni ministeri. Si pensi alla giustizia con Marta Cartabia, abbastanza conosciuta per le sue posizioni conservatrici in temi di diritto civile e giudiziario, o all’approccio istituzionale di Mariastella Gelmini, che non fa parlare di sé come grande collaboratrice nel raccordo con il Ministero della Salute e le Regioni per gestire e vincere la pandemia. I dati maggiormente critici sono la mancanza di donne e la forte presenza settentrionale nella squadra, che non si recupera solo con le prossime nomine dei viceministri e dei sottosegretari. Questi sono i primi segnali d’allarme che non fanno presagire bene, visto l’impegno del PNRR nell’incentivare la parità di genere e negli aiuti al nostro Mezzogiorno.

Ciononostante, il compito di una forza riformista al governo in una fase di unità nazionale può essere uno, specie se è stata espressione nel governo uscente. Distinguersi politicamente non sarà semplice ma è quello che serve ed è indispensabile farlo negli ambiti di propria competenza. A livello governativo serve dare forza e sostegno al Ministro Roberto Speranza sia nella vittoria della pandemia sia nel contributo decisivo che può dare alla questione sanitaria con il Recovery Found. Occorre ancora di più che le energie e le risorse con cui si vuole progettare a livello sanitario vivano e non siano dissipate per paura di indispettire qualche alleato di troppo. A livello politico serve dare seguito alle parole dette davanti a quel tavolino da Giuseppe Conte fuori da Palazzo Chigi. È vitale per il Centro-sinistra e il Movimento 5 Stelle in questi mesi continuare il percorso politico insieme. È importante farlo con le proposte ed è indispensabile declinarlo nelle sfide locali. L’anno che stiamo vivendo, in primavera o in autunno, vedrà cinque grandi città strategiche rinnovare le proprie amministrazioni e vedrà una sfida ancora più complicata di quanto poteva essere se ci fosse stato il Conte Ter. Sono sfide che vanno affrontate insieme in cui è possibile trovarsi di fronte all’evoluzione della crisi politica, in cui l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile si potrà realizzare. E potrà vedere la luce con un perimetro differenziato rispetto a quello che pensavamo. Per fare bene questa alleanza servono due cose: un centro radicale, di cui il leader di sta già venendo fuori dalla sua base, e una sinistra riformista e popolare, che, conclusi i conti con il passato, dia adito a quel conflitto innato nella società e riproponga la partita sui servizi, il lavoro e i diritti universali.

Sono attimi complessi per parlarne, ma il risultato non è ancora segnato e forse l’arbitro non ha nemmeno fischiato l’inizio del secondo tempo. Comunque l’incoraggiamento che suggerisce che la strada giusta è questa non può che venire dall’ultimo grande applauso di commiato del personale di Palazzo Chigi a Giuseppe Conte. Forse mai ci si sarebbe immaginati che un uomo entrato come “notaio” del folle accordo fra la base penta stellata e il sovranismo buzzurro, mentre il renzismo suggeriva di assistere mangiando i pop-corn, potesse uscire da Signore, come colui che ha tentato di rimettere all’interesse del paese una questione alternativa, il Nuovo Umanesimo. Mai ci si sarebbe immaginati che un Presidente del Consiglio uscisse per l’ultima volta da Chigi con il saluto riconoscente di più di un milione di italiani sui social e di tante donne e uomini fuori e dentro dal “palazzo”. Queste attestazioni di affetto sono solo l’avviso che il “sistema” non ha vinto, ma ha pareggiato. E la cosa non deve rammaricarci.


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