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Perché il PCI parla ai giovani

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21 gennaio 1921-21 gennaio 2021. Sono passati 100 anni da quel giorno in cui l’ala sinistra e massimalista del Partito Socialista Italiano fonda il Partito Comunista d’Italia. Lo fa seguendo la scia rivoluzionaria che arriva dalla Russia sovietica guidata da Vladimir Lenin. In quegli anni l’Italia è una potenza da poco uscita dalla Grande Guerra e che mostra un tessuto sociale imperversato dalle proteste operaie. Tutto il sentimento più rivoluzionario si esprimerà nel biennio rosso. 

Così nasce quello che nel secondo dopo guerra diventerà il primo partito cattolico. Così nasce quel partito che per cinquant’anni sarà all’opposizione in seno agli equilibri della guerra fredda. Così nasce quel partito che non rappresentava soltanto un gruppo politico che esprimeva molti rappresentanti nelle istituzioni, ma è stato per tante e tanti una famiglia in cui si condivideva un patrimonio ideologico e lotte concrete. Sarà quello il partito capofila nella conquista di diritti universali, come lo Statuto dei Lavoratori e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. 

Oggi, a 100 anni da quella prima scissione, viviamo un tempo inedito di fronte al quale anche il PCI avrebbe dovuto ridisegnare la sua forma di militanza e il modello politico. Oggi si vive questo centenario consci che manca la consapevolezza nelle organizzazioni politiche di essere dei veri promotori per fare informazione ed essere prossimità in tutti i sensi. Nonostante questo, negli ultimi anni non abbiamo assistito a una totale passività rispetto alla logica della selezione del più forte e della sottomissione dei diritti alle esigenze dei poteri forti. Anzi. Si è potuto vedere come esista un attivismo – forse troppo prepolitico – disposto a mettersi in discussione e impegnarsi per ridare potere alla logica del noi. 

Il PCI, anche con la sua organizzazione giovanile, sapeva infiammare i cuori di chi lo votava, di chi si impegnava e di chi voleva rappresentare. Lo faceva proponendosi tanti grandi obiettivi e organizzando con grande impegno gli aspetti più umani non solo della politica ma della vita. 

In questi anni, in cui, al netto del COVID, si avverte un generale smarrimento, si può dire ancora che il Partito Comunista Italiano parla alle nuove generazioni. Parla al sindacato quando imbraccia la causa dei riders e di tutti i fattorini. Parla quando si affronta la questione studentesca come l’occasione per il rilancio nella ricerca e negli investimenti in formazione e strutture scolastiche. Parla quando c’è un Servizio Sanitario Nazionale, che permette a tutti, indipendentemente dalla loro condizione, di essere curati. Parla quando una persona anziana e un giovane si stringono la mano in segno solidale e mutuale. Parla quando l’iniziativa legislativa riesce a coniugare i bisogni della base sociale con i diritti civili di chi spesso si trova in minoranza. Parla quando la periferia viene vista come una risorsa per la città e viene valorizzata per la sua potenzialità. Soprattutto parla quando, per cambiare la propria società, la si guarda con gli occhi dei più deboli e per farlo ci si dedica con la militanza. 

Oggi è un anniversario tondo tondo, anzi tondissimo. È quel momento in cui dobbiamo celebrare non con nostalgia ma rinnovandoci lo sguardo la grandezza di una storia che parla ancora al presente. Quanto è vero che serve andare casa per casa e strada per strada per raccogliere i bisogni con cui la politica deve lavorare?! Quanto è vero che ci mancano sezioni di partito nei rioni delle città e dei paesi che siano centri della vita popolare, dove tutti, sapendo di trovarvi un partito e un’organizzazione che s’interessano dei loro problemi, trovino qualcuno che li può dirigere, li può consigliare e può dar loro la possibilità di divertirsi se è utile?! Quanto è vero che è necessario istruirsi perché c’è bisogno di tutta la nostra intelligenza di fronte all’avanzata perenne di una destra regressiva?! 

Allora buon compleanno al PCI, tenendo fede alla sfida e all’opportunità che oggi dobbiamo cogliere.


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