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MANIFESTO 2020 – Il tempo di una nuova identità

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L’anno della lotta alla pandemia sarà inevitabilmente uno spartiacque della storia. Ci sarà un mondo prima e un mondo dopo il 2020. 

L’emergenza sanitaria ha disvelato tutte le fragilità del tempo che viviamo. Ha messo a nudo limiti e mancanze dell’attuale impalcatura europea e prepotentemente ridato centralità ai beni pubblici fondamentali. Ha riportato all’ordine del giorno la discussione sul ruolo dello Stato e accelerato la fine dell’egemonia del pensiero neoliberista e la crisi di un modello di sviluppo già duramente messo in discussione dall’incapacità di dare risposte risolutive alle lunghe crisi che si sono susseguite nell’ultima decade. 

La realtà, per come ci si è presentata in quest’anno, ci racconta l’insostenibilità di un sistema fondato sul mix incontrollato tra globalizzazione, progresso tecnologico e strapotere della finanza. Sistema di cui, per oltre un ventennio, il mondo è stato troppo spesso incapace di leggere le contraddizioni, e che, oggi, appare evidentemente incapace di garantire sostenibilità allo sviluppo. Sul piano sociale, sul piano ambientale, sul piano sanitario. 

È da questa lettura di fondo che pensiamo sia necessario partire. Perché la sfida che le forze democratiche e progressiste sono chiamate ad affrontare risiede, ne siamo convinti, nella qualità del pensiero e della proposta che saremo capaci di mettere in campo. 

La destra, in tutto il mondo, si è insinuata nel vuoto lasciato dalla rovinosa assenza di soluzioni che la sinistra ha offerto ai grandi cambiamenti che hanno coinvolto tutto l’occidente negli ultimi venticinque anni. 
Il lievito di quella proposta è stata la nostra incapacità di restituire a valori proclamati – giustizia sociale in primis – un legame saldo e concreto con la parte più fragile dentro la nostra società. Un vuoto decennale di identità.

Per colmare quel vuoto è necessario ricominciare dai fondamentali. Da un pensiero attrezzato sulla società e sull’economia, un pensiero attrezzato del mondo e del nostro ruolo in esso. Pensare di cavarsela solo modificando lo schema tattico con cui disporre la squadra in campo sarebbe una tragica illusione. Bisogna scrollarsi di dosso l’immagine di una sinistra salottiera e disconnessa dalla realtà, contigua invece con le élite di ogni campo, per ritrovare scelte e parole nuove.

L’importanza dei beni pubblici rappresenta la lezione fondamentale dell’esperienza Covid. Abbiamo il dovere, quindi, di ripartire dalla centralità della salute, dell’istruzione e della tutela dell’ambiente, riaffermando quel sistema di valori che ne fa non un costo da comprimere ma un investimento essenziale per il bene collettivo. 

È indispensabile ripensare il rapporto tra istituzioni pubbliche e mercato, per coniugare sviluppo e giustizia sociale, ridurre le diseguaglianze, garantire diritti, a partire da quelli del lavoro, superare forme di precariato inaccettabili. 

Proprio la nostra generazione, quella di chi oggi ha tra i venti e i trent’anni, è quella che rischia di pagare con il prezzo più alto questo stato delle cose. La generazione più formata della storia, ma costretta ai margini del mondo produttivo, nella condizione di figli e senza la possibilità di costruire vera indipendenza. 

Tutto questo va a collocarsi dentro una nuova idea di Europa e di europeismo. Una nuova identità progressista deve essere necessariamente costruita battendo un nuovo sentiero, capace di rappresentare un’alternativa a chi scommette sul fallimento dell’Unione ma anche all’adesione cieca all’attuale tecnostruttura europea. 

È su queste basi che vogliamo, in punta di piedi, provare a dare il nostro contributo. Convinti che solo se saremo in grado di uscire dalle formule, tutte politiciste, di un tempo che forse è per sempre passato, torneremo a costruire una presenza lì dove da tempo non ci siamo e non ci votano. Un linguaggio nuovo in grado di raccontarci, e uno spirito di comunità che troppo spesso non esiste più.

SCARICA IL DOCUMENTO COMPLETO IN VERSIONE PDF QUI


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