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L’outing di massa

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In questi ultimi giorni ho letto su un portale affidabile una notizia che ha visto per qualche ora intensa una bella discussione tra amici della comunità LGBT+.

Una influencer queer marocchina residente in Turchia, Sofia Talouni, ha dato vita ad uno scellerato outing di massa nel suo Paese d’origine. In una diretta Instagram seguita da circa 100.000 utenti, qualche tempo fa Sofia ha fatto una sorta di tutorial per le proprie follower sull’esistenza e sul funzionamento delle app di incontri per soli uomini, suggerendo che, grazie ad esse, potevano verificare se i propri uomini o conoscenti maschi cercassero dei rapporti omosessuali. In quella stessa diretta, la Talouni ha affermato addirittura di “sentirsi male per questi fr**i”, suggerendo tattiche per scovare gli uomini e anche alcune note chat di incontro.

Questo fatto in Marocco ha provocato una degenerazione della situazione spaventosa, visto che l’omosessualità non è accettata dalla società ed è punita con la reclusione fino a 3 anni e una multa. Addirittura alcuni utenti delle app indicate sono stati raggiunti da messaggi di minaccia come «Più tardi ti sistemerò» o «Ti troverò e ti taglierò la gola», alcune foto di persone scovate su Grindr sono state diffuse sui social accompagnate da frasi di incitamento all’odio sui social, alcuni uomini sono stati cacciati di casa, nonostante sia in atto una pericolosa pandemia e sia difficile cercare rifugio, alcuni soprattutto tra i più giovani seviziati dai propri genitori, altri hanno perso il lavoro ed altri ancora sembra siano stati spinti al suicidio.

Non nego che quanto fatto da questa influencer sia assolutamente scellerato e credo sia stato corretto sanzionarla a dovere, cancellando il suo account Instagram, anche se ormai in Marocco la “caccia al gay” in tutto il Paese è in pieno svolgimento. Al contempo c’è un fatto che dobbiamo analizzare con attenzione.

È difficile spesso in tema di diritti riuscire a staccarsi dalla propria posizione, molto più evoluta rispetto alla maggior parte delle situazioni nel nostro Occidente, ma credo che nella migliore delle ipotesi il gesto di questa influencer marocchina residente in Turchia avesse voluto significare un concreto schiaffo morale all’ipocrisia che domina le società arabe e nordafricane, quella stessa che in forma più sottile è coprotagonista anche nel nostro stile di vita.

Forse da questo punto di vista un atto del genere era dovuto, tuttavia le forme e il linguaggio non sono assolutamente accettabili specie se vengono da qualcuno che parla di una situazione difficile da un’altra nazione, in cui il trattamento non è lo stesso. Quelle società di cui sto parlando sono quelle in cui, laddove c’è uno spiraglio progressista, stanno autorizzando solo in questi anni la partecipazione attiva delle donne in politica, mentre, laddove lo stampo è ancora rigido, le donne quando tradiscono il marito vengono ancora lapidate oppure non sono neppure autorizzate a uscire per fare le commissioni. Tutte sono accomunate da un’immagine, cioè quella dell’omosessuale come uomo effemminato che deve essere perseguito perché imbastardisce la virilità e sottomesso perché visto come una donna.

Quindi se da una parte occorre smuovere le coscienze e utilizzare gesti concreti contro il maschilismo, il patriarcalismo e la misoginia mista all’omofobia, dall’altra le forme e lo stile che questa influencer ha utilizzato non mi stupiscono in quanto non credo che una figura come quella possa essere in grado moralmente e politicamente a compiere una missione simile.

Purtroppo da questi idoli si vede l’immaturità di una società che in una parte consistente non sa più parlare linguaggi ricchi di contenuto ma di sole parole slogan. Probabilmente se ci fosse più coscienza nella diffusione dei messaggi anche certe società progredirebbero diversamente.


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