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Coronavirus, Nesti: “Priorità è mettere al sicuro lavoratori”

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È chiara a tutti la differenza fra una potenza mondiale di un miliardo e mezzo di abitanti che chiude e sigilla una delle sue “province” e il blocco per due o più settimane di tutte le attività produttive di un paese europeo di medie dimensioni (che negli ultimi decenni ha distrutto buona parte del proprio apparato produttivo).

Ma dovrebbe esserlo anche quella fra le catene della produzione indispensabili per gli approvvigionamenti di beni di prima necessità (per la popolazione e per il sistema sanitario) e il continuare a tenere aperte migliaia di piccole e medie imprese, dove per altro è più difficile verificare il rispetto delle misure di sanificazione ed effettiva protezione dei dipendenti, che non garantiscono produzioni strategiche e rischiano di essere il principale veicolo di nuovi contagi.

Soprattutto se si dovesse fare per assecondare le preoccupazioni di associazioni datoriali che pensano di difendere un modello di (non) sviluppo, fatto di nanismo, laissez faire, scarsi investimenti e profitti familiari sicuri e a breve termine, che in ogni caso non sopravviverà a questa crisi.

Di fronte alla strage di Bergamo, anziché passare dal karaoke ai balconi alla caccia all’untore che passeggia o fa jogging, sarebbe l’ora di chiudere tutte le produzioni non essenziali e mettere a casa, al sicuro, le lavoratrici e i lavoratori.


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