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La priorità è non saturare i posti in terapia intensiva.

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State a casa il più possibile.
Evitiamo posti chiusi e sovraffollati (locali, assemblee pubbliche, eventi di qualsiasi tipo), non usciamo se influenzati. Rispettiamo le raccomandazioni per la prevenzione del Ministero della Salute. (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_443_allegato.pdf )

NON spostatevi dalle zone a “contenimento rafforzato” salvo comprovati motivi lavorativi o di salute. Non deve e non può prevalere l’individualismo, ne va della salute degli altri, dobbiamo agire come una comunità, non come singoli.

 Lo sport va bene se praticato all’aria aperta e mantenendo le distanze di sicurezza o in impianti sportivi che rispettino le norme igieniche (guanti e attrezzi disinfettati subito dopo l’utilizzo) e rispettando le corrette distanze tra gli utenti.

Lo scopo delle misure attuate negli ultimi due decreti (allegati di seguito)

( https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2020/02/23/45/sg/pdf ) (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2020/03/08/59/sg/pdf )

è quello di diminuire i contagi e rallentare la diffusione del SARSCoV2 in modo tale da guadagnare TEMPO per il potenziamento straordinario di posti disponibili nel SSN, il quale diversamente, visto l’aumento vertiginoso di casi in queste ore, potrebbe andare in sovraccarico.

Vediamo di entrare nel merito:

Un paziente su 10 tra coloro i quali sono colpiti dalla COVID-19, l’infezione innescata dal coronavirus (SarsCoV2), richiede assistenza nelle UTI – unità di terapia intensiva, nello specifico necessitano di ventilazione artificiale. Sebbene infatti l’interstitiopatia causata dall’agente patogeno in questione non sia di per sé irreversibile quando trattata preventivamente, in caso di saturazione dei posti disponibili in UTI, gli sviluppi per i pazienti con meno aspettativa di vita potrebbero essere imprevedibili.

Parliamoci chiaro: se la SIAARTI (la Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva) ha diffuso un documento per dare indicazioni ai colleghi su come agire in tempi di estrema emergenza, la situazione è quanto mai seria. La Società suggerisce di “privilegiare la maggior speranza di vita per i trattamenti intensivi quando le risorse vengono meno”. Un grido di dolore, come lo definisce Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCEO), Filippo Anelli. Una tara dello stato dell’arte, gravissimo, nel quale ci troviamo per via dei ripetuti tagli al SSN.

(http://www.siaarti.it/SiteAssets/News/COVID19%20-%20documenti%20SIAARTI/SIAARTI%20-%20Covid19%20-%20Raccomandazioni%20di%20etica%20clinica.pdf ) – vedi la nota della SIAARTI.

Perché parliamo di emergenza e perché non si tratta di allarmismo ma di realtà oggettiva:

Nel nostro Paese sono disponibili poco più di cinquemila posti letto per la terapia intensiva e oltre mille per quella neonatale. A causa dell’elevata contagiosità del patogeno, il rischio “saturazione” è dunque molto alto. Vediamo qualche numero: quanti sono i posti letto per la terapia intensiva in Italia.

In Italia sono disponibili in tutto poco più di 5mila posti letto per la terapia intensiva, mentre quelli per la terapia intensiva neonatale sono circa 1.100. Nel Lazio ci sono circa 550 posti letto, più altri duecento destinati alla terapia sub-intensiva e circa 130 per la terapia intensiva neonatale, distribuiti soprattutto tra lo Spallanzani, il Gemelli, l’Umberto I e il San Camillo.

In Lombardia i posti per la terapia intensiva sono in tutto 900 e siamo al 90% della saturazione.

Questo accade perché questi stessi reparti già lavorano per assistere svariatissime altre patologie che necessitano di un’assistenza particolare. E il caso delle CID, dei pazienti politraumatizzati, delle rianimazioni post chirurgiche ecc. Il comunicato della SIAARTI mette in guardia circa l’eventualità di dover scegliere chi curare (e chi invece lasciar morire). Questo è il livello di gravità di cui parliamo se ciascuno di noi non mette da parte ciò che anni di individualismo neoliberista ci ha instillato e non fa la sua parte in questa vicenda.

Quanto alle regioni del Mezzogiorno poi, i letti disponibili sono molto inferiori. Nella regione di chi scrive ad esempio, la Sardegna, ci sono poco più di 100 posti, con già 19 casi allo stato attuale. Ecco perché è fondamentale che chi risiede al Nord da studente fuorisede o lavoratore nelle zone a contenimento rafforzato non commetta l’errore di rientrare a casa propria. Ricordate che, specialmente nella nostra generazione, proprio perché giovani e sani, l’infezione può essere asintomatica ma contagiosa e pericolosa per chi ha un sistema immunitario più debole o patologie pregresse e concomitanti. Pericolosa in particolar modo se c’è una carenza oggettiva di posti letto, letale se questi arrivano a saturarsi.

Quindi ricordatevi che il danno non è solo quello diretto. La prevenzione è la migliore cura e dipende da ciascuno di noi.

Veniamo ora a quali misure sta adottando il governo e il Ministro Roberto Speranza.

Nella notte di sabato 7 marzo in consiglio dei ministri è stato approvato un piano straordinario di assunzioni e investimenti sul personale sanitario. È una risposta forte da parte dello Stato che avrà un impatto rilevante sulla capacità del SSN di fronteggiare l’emergenza.

Le misure prevedono di aumentare del 50 per cento i posti di terapia intensiva, raddoppiare quelli di malattie infettive e pneumologia. Sono bloccati i ricoveri non urgenti, ci sono gli incentivi per la produzione di mascherine e dispositivi sanitari (si prevede di portare la produzione di ventilatori artificiali a 600 unità al mese). I medici potranno lavorare in deroga al loro orario e avranno aumenti del 50 per cento dei pagamenti degli straordinari. 

Si sta facendo il possibile per ampliare i posti a disposizione.

Saranno 20 mila le nuove assunzioni nel SSN, di cui cinquemila medici specialisti, diecimila infermieri e cinquemila operatori sociosanitari

Per quanto riguarda una prima distribuzione del personale in ingresso, in Lombardia sono previsti 570 medici, 150 infermieri e 500 Oss; in Emilia-Romagna 250 medici e 600 infermieri; in Piemonte 700 medici, 2.200 infermieri e altrettanti Oss, in Sicilia 900 specialisti e mille infermieri; in Puglia 400 medici, 900 infermieri e 400 Oss. Nel Lazio 474 unità, fra cui 50 anestesisti, 270 infermieri, 12 pneumologia, 18 infettivologi, 12 cardiologi, 20 medici dell’emergenza, 12 radiologi e 80 Oss.

Attraverso Consip e strutture regionali si prevede l’acquisto immediato macchine e strutture necessarie per potenziare i posti in terapia intensiva su tutto il territorio nazionale.

Lo scopo di questa operazione è passare da 5.000 a 7.500 posti in terapia intensiva e raddoppiare quelli esistenti nei reparti di pneumologia e di malattie infettive

Altre misure prevedono:

– il potenziamento dell’Istituto superiore di sanità;
– il potenziamento delle reti di assistenza territoriale;
– l’istituzione di aree sanitarie temporanee;
– l’assistenza a persone e alunni con disabilità;
– disposizioni per garantire l’utilizzo di dispositivi medici per ossigenoterapia (sarebbero 5mila impianti di ventilazione assistita);

– misure di semplificazione per l’acquisto di dispositivi medici.

– l’assunzione di medici specializzandi, secondo le norme specificate nel decreto stesso, da destinare allo svolgimento di specifiche funzioni;

– il conferimento straordinario di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario in quiescenza;

– la rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale delle aziende e degli enti dell’SSN;

-l’incremento delle ore della specialistica ambulatoriale.

Come si può facilmente intuire parliamo di uno sforzo senza precedenti da parte dello stato, per rimediare ad anni di tagli sciagurati alla Sanità pubblica (negli anni 80 avevamo 2/3 in più dei posti letto attuali). Avremo modo in seguito di analizzare il perché e su quali partiti ricada la responsabilità di certe scelte e sarà giusto a quel punto che gli stessi ne paghino scotto.

Oggi serve responsabilità da parte di tutti. Informiamoci e atteniamoci alle regole, con buon senso e senso di comunità.


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